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Rubrica Curiosità: l’8 marzo e Lenin

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Circolano diverse teorie sulla nascita della “Festa della Donna”, ho sempre saputo che questa tradizione ha avuto origine dalla morte di 129 donne in quell’industria tessile andata a fuoco, ma ho trovato un’altra teoria che mi ha colpito e che molti accreditano a scapito di quella “classica”. Secondo questa teoria la festa della donna è ufficialmente nata in Russia l’8 marzo del 1917 quando le donne di Mosca scesero in piazza per rivendicare la fine della guerra. Da questa azione ebbe inizio la cosiddetta Rivoluzione russa di febbraio che portò alla caduta dello Zar. Anni dopo, sempre a Mosca, per uniformare la data delle varie celebrazioni per la donna che

si erano sviluppate un po’ in tutto il mondo, durante la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste, si decise di fissare all’8 marzo la “Giornata Internazionale dell’Operaia”. Anche Lenin, in un suo scritto, tratta proprio di questa giornata con argomenti ancora e sempre attuali. Ve ne propongo una parte:

“Il risultato principale, fondamentale conseguito dal bolscevismo e dalla Rivoluzione d’ottobre è di aver trascinato nella politica proprio coloro che erano più oppressi sotto il capitalismo. … … La sostanza del bolscevismo, del potere sovietico, è che essi smascherano la menzogna e l’ipocrisia della democrazia borghese, aboliscono la proprietà privata della terra, delle fabbriche, delle officine e concentrano tutto il potere dello Stato nelle mani delle masse lavoratrici e sfruttate. Queste masse prendono nelle loro mani la politica, cioè l’edificazione di una nuova società. È un compito difficile: le masse sono state abbrutite, soffocate dal capitalismo, ma non esiste e non può esistere altra via per uscire dalla schiavitù salariata, dalla schiavitù capitalistica.
Non è possibile però far partecipare le masse alla politica se non vi si attirano le donne. In regime capitalistico, infatti, la metà del genere umano, formata dalle donne, subisce una duplice oppressione. L’operaia e la contadina sono oppresse dal capitale e, per di più, – persino nelle repubbliche borghesi più democratiche, permane, in primo luogo, l’ineguaglianza giuridica, cioè la legge non concede alle donne l’eguaglianza con gli uomini; in secondo luogo, – e questa è la questione capitale, – esse subiscono la “schiavitù domestica”, sono “schiave della casa”, soffocate dal lavoro più meschino, più umiliante, più duro, più degradante, il lavoro della cucina e della casa che le relega nell’ambito ristretto della casa e della famiglia.
La rivoluzione bolscevica, sovietica distrugge le radici dell’oppressione e dell’ineguaglianza delle donne assai più profondamente di quanto, fino ad oggi, abbiano osato nessun partito e nessuna rivoluzione. Da noi, nella Russia sovietica, non è rimasta nessuna traccia dell’ineguaglianza giuridica tra uomini e donne. Il potere sovietico ha abolito del tutto l’ineguaglianza particolarmente ignobile, abietta e ipocrita che improntava il diritto matrimoniale e familiare, la ineguaglianza nei riguardi dei figli.
Tutto ciò è appena il primo passo verso l’emancipazione della donna. Eppure questo primo passo non ha osato farlo nessuna delle repubbliche borghesi, sia pure la più democratica. Non ha osato, arrestandosi pavida di fronte alla “sacra proprietà privata”.
Il secondo passo, quello più importante, è stato l’abolizione della proprietà privata della terra, delle fabbriche e delle officine. Quest’abolizione, ed essa sola, apre la strada all’emancipazione completa ed effettiva della donna, alla sua liberazione dalla “schiavitù della casa”, perché segna il passaggio dalla meschina, chiusa economia domestica alla grande economia socializzata.
Questo passaggio è difficile: bisogna trasformare gli “ordinamenti” più radicati, tradizionali, inveterati (in verità si tratta di infamia, di barbarie e non di “ordinamenti”). Ma il passaggio è cominciato; ci siamo messi al lavoro e già marciamo su una via nuova.
In occasione della giornata internazionale delle lavoratrici, le operaie di tutti i paesi del mondo, raccolte in innumerevoli comizi, invieranno il loro saluto alla Russia sovietica che ha iniziato un’opera estremamente difficile, ardua, ma grande, di portata mondiale, foriera di una vera emancipazione della donna. Echeggeranno appelli coraggiosi a non lasciarsi intimorire dalla reazione accanita e talvolta feroce della borghesia.”

(Lenin, La giornata internazionale delle operaie, 4 marzo 1921, pubblicato sul Supplemento al n. 51 della Pravda, 8 marzo 1921, opere complete, Ed. Riuniti, vol. 32, pagg. 145-147)

 

 

Sara Sciutto

 

 

 

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