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(Lazio – Viterbo) Dalle ceneri nacque, nelle ceneri perì: Ferento

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Ferento è una città sepolta, un tempo splendida, poi saccheggiata e bruciata. Di Lei oggi rimane visibile solo il Teatro Romano, che attualmente ospita spettacoli estivi, suggestivi già solo per l’ambientazione. Ferento la innalzarono gli Etruschi dalle ceneri di Acquarossa che Tarquinia bruciò. Regale e magnifica, soprattutto nell’era imperiale, resistette nel VII secolo d.C. alle razzie di Longobardi e Bizantini e all’abbandono vescovile che ne aveva fatto per due secoli una diocesi. Ferento era potente e vanitosa e la vicina Viterbo non lo accettava. Accecata dalla

brama di potere assoluto, Viterbo scalzò la fastidiosa e invidiata vicina bruciandola, facendosi giurare ubbedienza e poi ribruciandola a tradimento dopo averne ucciso nel sonno gli abitanti tutti, uomini, donne e bambini, tranne qualche nobile famiglia che risparmiò e relegò nel suo sobborgo di San Faustino . Alcuni altri Ferentani, pastori di greggi, si salvarono casualmente perchè quella notte erano nei campi, a difendere le greggi dai lupi, e si rifugiarono in grotte etrusche dando luogo all’attuale centro abitato Grotte di Santo Stefano.

Da Acquarossa a Ferento, da Ferento a Grotte di Santo Stefano: la storia si ripete e lascia in eredità ai posteri il suo destino?

Risposta:

Non lasciatevi ammaliare dai tessuti di arianna che accorciano la matassa delle responsabilità e accollano sull’ignota ombra del destino ciò che l’uomo non ha il coraggio di ammettere: la storia insegna a chi vuole imparare. L’ eredità è costrutita passo passo da chi ne godrà. La storia si ripete per chi non la vuole conoscere e quindi cambiare. La storia ci lascia in eredità un grande peso, un grande pacco aperto senza destinazione, o meglio destino. La storia ci detta condizioni che non sono mai a tal punto vincolanti da non permetterci di capovolgerle in qualche modo.

E adesso impariamo a carpire dalla storia le chiavi di volta che ci permetteranno di uscire dagli infernali e storici gironi in cui il presente ci ha inseriti:

IL GIRONE DI FERENTO: vanità e invidia

1) Per chi si sente potenziale preda di rivali invidiosi:

  • svolgete la vostra occupazione con umiltà e non attirerete l’invidia altrui (non fate i vanitosi come Ferento)

2) Per chi si sente rodere dall’invidia:

  • Fate del vostro invidiato nemico un alleato stimato e ne beneficierà il vostro fegato, la vostra cultura, ma soprattutto la vostra coscienza! (non seppellite le risorse altrui sotto un manto di rabbia come fece Viterbo).

Sofia Bianchi

Autore: Sofia Bianchi

Salve! Mi chiamo Sofia Bianchi e ho 23 anni. Ho vissuto a Roma e nella Tuscia. Ora abito a Pescara. Amante della natura e delle escursioni, ho sempre guardato con occhio curioso ai piccoli dettagli dei miei luoghi, scoprendo ogni giorno novità paesaggistiche e prospettive culturali non considerate prima. Studio Fisica all’Università di Roma La Sapienza. Mi interesso di scienza e di letteratura. Mi piacciono le discipline sportive.

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